Ora dopo un anno di governo tecnico bisogna scegliere chi
guiderà la nazione.
L’offerta politica è piuttosto scarna, sempre i soliti volti
e niente di nuovo. Tutto ciò è insopportabile. Ma c’è un’altra cosa che proprio
non tollero: l’asservimento all’Unione europea e agli altri Paesi.
Per capire cosa intendo basta guardare a cosa è successo
oggi.
Bersani, manco fosse stato già eletto, va da Barroso e lo
rassicura. Incontra Van Rompuy e lo tranquillizza. State sereni, dice lui al
resto d’Europa, rispetteremo gli impegni presi.
Di una cosa si è però dimenticato il leader del Pd andando a
Bruxelles: lui non le ha ancora vinte, le elezioni. E’ solo un candidato
premier, quindi niente di niente.
Allora cosa crede di fare? Di legittimarsi, ottenendo la
consacrazione dell’Unione europea. Tutto qui. Cosicché in Italia diranno: hai visto Bersani? Piace all’Europa e anche al Financial Times. Mica è come Berlusconi, lui.
Ma, detto questo, non mi sembra che nel passato nessun
leader straniero sia venuto qui, a Roma, a legittimarsi davanti al nostro
Paese. Non mi pare che a noi italiani venga riconosciuto il diritto di metter
bocca durante le elezioni negli altri Paesi, di ficcare il naso negli affari
altrui. Non mi sembra proprio, anzi. Facciamo tutto il contrario: perché noi
siamo quelli che aspettano cosa dicono gli altri e poi si accodano. Vuoi per
comodità, vuoi perché troppo pavidi.
Torniamo ora alle polemiche nate dal ritorno di Berlusconi. D’accordo,
facciamo parte di un Unione e quindi, almeno in linea teorica, siamo tutti
sulla stessa barca.
In linea teorica, sotto quest’ottica posso capire i timori della Merkel,
preoccupata dalla possibilità che in Italia venga fuori un governo
anti-europeista, quindi contro tutto quello che vogliono fare loro. Ma se la
maggioranza del popolo italiano è stufa dell’Unione europea, un’accozzaglia di
Stati senza un progetto comune e unita solo dall’euro, allora è giusto che esca
dall’Unione.
Perché a Bruxelles e nel resto d’Europa devono capire una
cosa: siamo, fino a prova contraria, una nazione sovrana. Quindi qualunque sia l’esito delle urne lo dovranno
accettare, che gli piaccia o meno.
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